In autostop


Eccoci ad un nuovo, interessante racconto di Padre Emidio Alessandrini.

Questa volta le sue parole ci condurranno alla prima metà degli anni ’80 quando, di ritorno, di notte, in autostop, da una riunione spirituale svoltasi a Rimini, ha fatto un incontro decisamente particolare. Infatti, salito nell’auto di quella che, in apparenza, sembrava una tranquilla famiglia in viaggio (padre, madre e due bambini), ha dovuto repentinamente constatare che le cose non erano proprio come inizialmente gli erano sembrate.

Sedutosi sul sedile posteriore, accanto al bambino sotto i dieci anni, molto bello ma dallo sguardo di ghiaccio, Padre Emidio si è trovato catapultato nelle tragiche vicende che gli sono state narrate dai due affranti genitori.

Ebbene, ancora una volta rivivremo il mistero del male che, trovato un varco, dà corpo a manifestazioni inquietanti

E.A. – V.G.

 


Riprese video:
– Canon EOS 5D Mark II, con ottica Summilux 80 mm
– Nexus 7, con ottica Summicron 50 mm
– Sony Alpha SLT-A65V, con ottica Summicron 50 mm
Riprese audio: Tascam DR-100 MKII
Luogo: Fonte Nuova (RM)
Girato il 17.06.2012

22 pensieri su “In autostop

  1. Beatrice

    Non mi ritengo una persona cinica ma in questi giorni ce ne vogliono propinare tante per suggestionarci. Queste testimonianze sono così candide e naturali che non possono non corrispondere a verità.
    Conosco Padre Emidio Alessandrini personalmente e ciò mi garantisce la buona fede di ciò che viene scritto e raccontato in questo sito.
    Penso che certi fenomeni, che alla maggior parte di noi sembrano così lontani, siano esperienze che possano provare persone con una particolare sensibilità alla spiritualità al di là del contesto religioso.

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    1. Admin Autore articolo

      Cara Beatrice, ti ringraziamo per la tua riflessione “ad alta voce”. La forza di questi racconti è sicuramente – come amiamo dire – la profonda “sobrietà narrativa”, che nulla ha a che vedere con quanto spesso ci capita di sentire, invece, intorno a noi, un po’ in tutti gli ambiti. Da parte nostra c’è stato, e continuerà sempre ad esserci, l’impegno di portare alla vostra attenzione “storie di qualità”. Un abbraccio e grazie di nuovo.

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  2. giovanni serio

    Forse da bambini certe capacità possono esplodere perchè non filtrate, specie nel sogno. Resta la paura della fonte di tutto questo e, soprattutto, come noi genitori possiamo creare involontario tormento ai nostri figli non solo con il fare, ma anche con l’omissione. Il confine dell’essere è davvero oscuro e, confesso, non mi piace molto indagare dentro di me su queste cose. Il dolore è dolore, il senso di abbandono (che sembra uscire fuori da questa storia) resta quello che è. Ciò che è tolto va restituito con grazia. Gli spazi infantili, ove dimentichiamo di riversare amore, possono essere riempiti da altro. Non è una lezione da impartire, ma è il bene che sta in noi da esplicitare in maniera diffusa e, quando è necessario, mirata. Mi fa più paura quello che ha provocato un fenomeno del genere che il fenomeno in sé. Se non si va a questo cosa ne facciamo di quello che succede? Grazie sempre caro Padre Emidio e scusa l’incursione.
    G

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    1. Admin Autore articolo

      Giovanni, ti ringraziamo per la tua riflessione. E’ vero ciò che dici. La storia che siamo andati a raccontare ci pone, sicuramente, di fronte alla questione di cosa abbia scatenato i fenomeni descritti. Il compito dei genitori non è mai facile, questo lo sappiamo, e pensare che da errori di azioni e/o omissioni possano ingenerarsi “straripamenti” di tale genere può mettere ancora più in difficoltà. Quel che è certo è che questi casi sono “casi limite”, nei quali si creano delle vere e proprie “crepe emotive” attraverso le quali potrebbe passare di tutto, a volte, come in questo caso, anche qualcosa di molto “oscuro”. Ma allora non c’è alcuna difesa? Certamente le armi le abbiamo, a noi usarle appropriatamente…

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