La giovinezza

Sono nato a Mentana, un paese vicino Roma, noto per la famosa battaglia che lì ebbe luogo nel 1867 tra le truppe garibaldine e quelle franco-pontificie. Il mio primo vagito, aiutato dall’ostetrica condotta Delfa Paolacci, risale ad una domenica mattina (erano le 5:00!) di fine novembre, il 25 novembre del 1956 per la precisione, quando fuori c’erano 2 metri di neve. I miei genitori, Luigi Alessandrini e Valentina Raffaelli, mi hanno accolto con grande gioia, alla bellezza di poco meno di otto anni dalla nascita della mia amatissima sorella Giovanna, che tanto mi aveva voluto ed atteso con ansia che, quando sono finalmente nato, faceva salti di gioia fino ad arrivare letteralmente al lampadario della cucina.

Emidio (Mentana, 6.3.1957)
Emidio e famiglia (Mentana, 1957)

Ho vissuto la mia infanzia a Mentana godendomi la vita, curato e protetto dai miei genitori e, in modo ancora più particolare, da mia sorella Giovanna, che per me un giorno, contro la sua connaturale benevolenza verso tutti, è stata disposta ad affrontare in malo modo una bambina più grande che mi aveva fatto piangere tirandomi l’elastico del cappellino che portavo. Amavo tantissimo seguire mia sorella e facevo di tutto per attirare la sua attenzione, anche con gesti poco ortodossi, ma lei al momento si arrabbiava, ripromettendosi di non portarmi più con sé, poi però dimenticava l’accaduto e tutto ritornava come prima.

Emidio con famiglia e nonna paterna (Mentana, 6.1.1958)
Emidio con il suo cappellino (Mentana, 1959)

Quando avevo circa 5 anni, con la mia famiglia mi sono trasferito a Roma, in via Luigi Pirandello – quartiere Talenti -, nella periferia nord-est della capitale, e lì siamo poi sempre rimasti. Il quartiere si stava sviluppando in quel periodo ed il complesso in cui adesso ci trovavamo, appena costruito dalle Ferrovie dello Stato – mio padre ne era un funzionario -, era completamente immerso nel verde.

Emidio – Prima comunione e Cresima (Roma, 29.5.1966)
Emidio – Grembiule e borsa da scuola (Roma, 1964)

Da ragazzo, ho scoperto l’oratorio della mia parrocchia S. Achille Martire in via Gaspara Stampa – e mi piaceva tanto stare con gli altri  ma, anche per via delle gare di catechismo che sempre vincevo, ho amato davvero molto frequentarlo con il mio catechista Antonio Grimaldi – divenuto poi mio padrino di cresima nonché mio cognato -, ed è stato per questo che il catechista Davide Mattiocco mi ha poi affibbiato il soprannome di «Fognetti». Vi voglio però raccontare in dettaglio come ho conosciuto il mondo dell’oratorioTutto è iniziato una domenica d’ottobre del 1963, quando avevo poco meno di 7 anni. Appena uscito dalla messa, un signore di quarant’anni mi ha chiesto: «Non vai al catechismo?» Ed io gli ho risposto: «No, che cos’è?» E lui: «Vieni» e mi ha portato in una sala un po’ vecchiotta ma simpatica, proprio come una nonna di paese. Dopo dieci minuti ha bussato mio padre preoccupato perché mi aveva perso di vista. Poi, si è calmato ed il catechista gli ha detto di venirmi a prendere verso mezzogiorno e un quarto davanti alla Chiesa. Dopo la lezione, della quale mi ricordo solo la faccia di qualche ragazzino che rideva e si muoveva, siamo usciti nel cortile, simile a quello della canzone “Azzurro” di Celentano. Abbiamo giocato a ruba bandiera  ed a qualche altro gioco che non ricordo bene. Poi abbiamo fatto «il cerchio», dove si sorteggiava qualche tessera con le stelline timbrate per pagare meno al cinema del pomeriggio alle tre.

Emidio – Prima comunione e Cresima, con il padrino Antonio (Roma, 29.5.1966)
Emidio – Oratorio di S. Achille (Roma, 1969)
Emidio – Gruppo parrocchiale in visita all’Eremo delle Carceri, con P. Angelo Gentile (1972)

In estate la mia famiglia ed io andavamo in vacanza a Ladispoli e Santa Marinella (provincia di Roma), Terracina (provincia di Latina), Fontespina (provincia di Macerata) ed altre località ancora, a volte insieme ad alcuni dei nostri tanti parenti. Quando ero in vacanza, però, non vedevo l’ora di ritornare a casa per leggere, fare esperimenti e godermi Roma con i suoi teatri, concerti e mostre. Poi, da solo sono andato a visitare Saint-Tropez, Nizza e Valencia.

Emidio, il papà Luigi e la sorella Giovanna (Terracina, luglio 1958)
Emidio e Giovanna con altri bambini (Terracina, 15.7.1960)
Emidio con alcuni famigliari (Ladispoli, 1974)

Mi sono diplomato al liceo ginnasio statale classico «Orazio» in via Alberto Savinio, dove ho vissuto il trambusto del periodo finale della rivolta studentesca del ’68. Con i miei compagni di scuola ed amici in genere mi sono divertito tantissimo. Suonavo la chitarra, il flauto dolce e traverso, amavo fotografare e stampare le mie fotografie in casa, in uno sgabuzzino che avevo adibito a camera oscura e che mia madre chiamava «stenditoio» – visto che vi tendevo dei fili per stendere ad asciugare le stampe -, andavo negli ospedali e nelle case di riposo per stare insieme ai malati e agli anziani. Avevo così tanti interessi che mio padre dubitava che riuscissi a trovare il tempo per studiare seriamente ma poi, visti gli ottimi risultati che ottenevo a scuola, si tranquillizzava. Durante questi anni, sono nati due dei miei tre amatissimi nipoti, Flavio, Valerio e Francesco.

Emidio e classe (Roma e Cortina, 1972-1974)
Emidio ed alcuni amici (Roma, 1974)
Emidio e il cugino Marco Raffaelli (Roma – Pincio, 1975)
Emidio e alcuni amici a S. Achille (Roma, 1974)
Emidio e alcuni amici a Villa Tiberia (Roma, 1975)
Emidio e due nipoti (Roma, 1971)

Dopo la maturità ho fatto con i miei amici un viaggio memorabile in Grecia. Avevo 19 anni e ce la siamo davvero spassata girando per i luoghi più affascinanti del Paese e conoscendo tante persone. Ricordo che trascorremmo un mese intero in Grecia – isole comprese -, girando in autostop. Per andare a Mykonos prendemmo un battello con il mare forza 8. Andammo anche a Santorini, l’antica Thera, e visitammo gli scavi archeologici di Akrotiri, iniziati dall’archeologo Spyridon Marinatos. Lì mangiammo l’uva delle viti nane. Mi ricordo che una volta, poiché avevamo attaccato bottone con alcune ragazze del luogo, abbiamo rischiato di prenderle di brutto da alcuni energumeni del posto ma io, con la mia calma olimpica ed il mio sorriso omerico, mi sono messo a suonare il flauto, spiazzandoli del tutto, come nella favola «Il pifferaio di Hamelin» dei fratelli Grimm.

La mia intenzione era quella di iscrivermi all’Università Cattolica del Sacro Cuore a Roma ma, visto il mio avvicinamento di quei tempi all’ideologia comunista, che mi sembrava poter realizzare pienamente quel senso di giustizia che forte sentivo dentro di me, il mio parroco P. Angelo Gentile si rifiutò di scrivermi una lettera di presentazione. Così mi sono iscritto alla facoltà di medicina dell’università La Sapienza di Roma, insieme al mio carissimo amico Lorenzo Vulpis. Ricordo che per l’esame di anatomia avevo trovato un metodo fantastico di studio: memorizzavo tutti quei termini astrusi cantando. Durante quel periodo, mi piaceva molto mettere paura a mia sorella, facendole trovare il mio libro di anatomia aperto su un leggio.

Emidio e l’amico Lorenzo Vulpis (Roma, 1985)

Ero fidanzato e apprezzato da tutti coloro che mi circondavano, famigliari e amici, però mi mancava qualcosa che mi riempisse veramente. Per questo, ho deciso di fare un viaggio in India che mi ha cambiato profondamente. Lì ho visto la povertà più profonda e ho rischiato anche di morire almeno un paio di volte: la prima, con una febbre altissima da colera fui salvato da una ex tossicodipendente che avevo incontrato e che mi stette vicino, giorno e notte, facendomi impacchi di acqua fredda sulla fronte, stracciandosi la gonna; la seconda, avendo comprato con tutti i miei soldi un bellissimo sitar, un uomo voleva rubarmelo dopo avermi accoltellato a morte ma la gente dell’autobus sul quale ci trovavamo intervenne per impedirglielo. Una volta ritornato a casa, ho saputo poi che:

  • mia sorella aveva sognato che tutti mi vedevano morto in una bara, mentre solo lei mi vedeva vivo e con forza lo diceva a tutti;
  • mia madre mi aveva sognato piangente ed incapace di arrivare alla fermata dell’autobus, per cui lei cercava di venirmi incontro (in effetti, al mio rientro a Roma mi ha aiutato mio zio paterno Aristeo – incontrato per caso – che, dato che non avevo più neanche una lira, mi ha pagato il biglietto dell’autobus).
Emidio e Antonietta, con la famiglia (Roma, 14.7.1971)

Mi ricordo che, dopo un po’ dal mio rientro a Roma, feci, a distanza di qualche mese, due sogni davvero molto particolari

Nel primo, mi trovavo in una grandissima caverna buia, piena di casse, che sapevo essere tutto il bene che i miei parenti avevano fatto in vita. Io prendevo queste casse e le sistemavo l’una sull’altra, fino a formare una piramide. Poi, vi salivo sopra e riuscivo ad arrivare fino alla volta della grotta. Lì in alto c’era una botola, dalla quale filtravano dei raggi di sole. L’aprivo e portavo fuori tutto il bene dei miei avi.

Nel secondo sogno, mi trovavo in uno zoo, insieme a tanti amici. All’improvviso, mi accorgevo che stavano per chiudere le uscite e sapevo che, una volta chiusi i cancelli, sarebbero stati lasciati liberi di girare tutti gli animali feroci. Intanto, tutti i mie amici continuavano a gironzolare inconsapevoli di quanto stesse per accadere. Allora iniziavo a gridare: «Uscite!… Uscite!…» Qualcuno mi dava retta ed usciva. I cancelli alla fine si chiudevano ma io continuavo imperterrito a tirare fuori i miei compagni anche da sopra il cancello, finché, alla fine, non erano tutti fuori. Scendevano improvvisamente le tenebre e si udivano, al di là dei cancelli, i rumori cupi delle belve che erano state liberate.

Emidio e un gruppo di amici in gita (1974)

Poi c’è stata la svolta della mia vita…

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