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Viaggi nell’Aldilà – La Navigazione di San Brandano (Seconda Parte)


La versione più famosa della storia è quella del poeta Benedeit del XII sec. (scritta in dialetto franco-normanno) e ci racconta che i viaggiatori vivono avventure di ogni tipo nel corso della loro navigazione: festeggiano la Pasqua sopra un pesce enorme, che all’inizio pare loro un’isola; incontrano gli angeli caduti all’epoca della rivolta di Lucifero contro Dio e trasformati in uccelli; vengono aggrediti da un serpente marino e difesi da un altro, dopo aver pregato Dio; passano vicino ad un’isola dal terribile fetore e scoprono che è l’inferno, dove sono torturate le anime dei malvagi; incontrano Giuda, il traditore di Cristo, che gode di un momento di pace prima di tornare ai tormenti dei diavoli; infine, giungono all’isola “dove Adamo era stato signore”. A Brandano ed ai suoi è concesso di vedere poco di quel luogo meraviglioso: fiumi ricchi di pesce, fiumi in cui scorre il latte, una montagna d’oro, prati sempre fioriti dove regna l’estate perenne. Tornato a casa, Brandano racconta le meraviglie del viaggio e rende santi e virtuosi coloro che lo ascoltano.

Abbiamo pensato di presentarvi, a questo punto, la parte principale dei due racconti che, per la tematica dell’Aldilà affrontata dal nostro lavoro, risultano di maggiore interesse: l’incontro con l’Inferno e la visita del Paradiso Terrestre.

L ‘isola infernale (cap. 31)

Isola dei Fabbri (di Ada Natale)…E videro un’isola non lontana da loro molto rossa e sassosa e piena di scorie, senza alberi ed erbe e piena di officine di fabbri. …E mentre vi passavano velocemente davanti per breve tempo, lontano quanto un lancio di pietra, udirono il suono di mantici soffianti come un tuono e un battere di martelli. A questi rumori il venerabile padre si armò del trofeo del Signore in quattro parti dicendo: “Signore Gesù Cristo liberaci da questa isola”. Finita l’implorazione dell’uomo del Signore ecco uno degli abitanti dell’isola uscir fuori… …portando una tenaglia nelle mani colla [sic!] quale stringeva una massa infuocata di scoria di immane grandezza e incandescenza. E subito la scagliò contro i servi di Cristo. Ma non fece loro del male: infatti, li oltrepassò per lo spazio di quasi uno stadio. E dove cadde il mare cominciò a ribollire come se una montagna di fuoco si fosse scaricata in quel luogo e saliva dal mare un fumo come da una pentola sul fuoco. Allora, appena l’uomo di Dio si allontanò per quasi un miglio, quelli che erano sull’isola accorsero sul lido portando ciascuno una massa. Alcuni scagliavano in mare al di là dei servi di Cristo la massa, altri a turno gettavano la loro massa sempre ritornando nelle loro officine e le incendiarono e allora quell’isola apparve come se ardesse tutta come una grande fornace e il mare ribolliva come un pentolone pieno di carni, ribollendo come quando viene messo sul fuoco, per tutto il giorno sentirono provenire dall’isola un immane urlo e anche quando non poterono più vederla, alle loro orecchie arrivava l’ululato degli abitanti dell’isola e alle narici un immenso fetore. Allora il santo padre confortò i suoi monaci dicendo: “O soldati di Cristo, fortifichiamoci nella vera fede e nelle armi spirituali perché siamo ai confini dell’inferno e vigilate e comportatevi virilmente”. L’indomani apparve loro verso settentrione un alto monte non lontano, come in mezzo a nuvole leggere. Ma aveva molto fumo sulla sommità che subito con un soffio veloce il vento sospinse sul lido dell’isola stessa finché la nave s’arrestò non lontano dalla terra. E la sua riva era tanto alta che la sua sommità si poteva appena scorgere; ed era del colore del carbone e di incredibile grandezza, verticale come un muro. Uno dei tre frati che avevano seguito San Brandano dal suo monastero, quello che era rimasto, scese fuori della nave e cominciò a camminare fino alla base della riva e cominciò a gridare: “Guai a me, sono stato mandato in perdizione da voi e non ho la forza di tornare a voi”. I frati subito portarono indietro la nave lontano dalla terra e gridarono dicendo: “Abbi pietà di noi Signore, abbi pietà di noi”. E il venerabile padre insieme ai suoi confratelli guardava in che modo veniva trascinato quell’infelice dalla moltitudine dei demoni al tormento e come era avvolto dalle fiamme fra loro e diceva: “Guai a te, figlio, perché hai trovato una tale fine meritata per la tua vita”. Di nuovo arrise loro un vento favorevole verso la regione australe. Ma appena videro l’isola allontanarsi dietro di loro, osservarono che la cima del monte non era più coperta di fumo e dal suo interno eruttava fiamme fino al cielo e nuovamente inghiottendo le fiamme stesse tanto che tutto il monte fino al mare appariva un rogo unico.

Il paradiso terrestre (cap. 36-37)

L'Eden (Anonimo)…Trascorsi i 40 giorni, avvicinandosi il vespro cominciò a scendere una caligine tanto spessa che a malapena potevano vedersi l’un l’altro. Allora il Procuratore disse a San Brandano: “Sapete cos’è questa caligine?” San Brandano chiese: “Cos’è?” Allora egli spiegò: “Questa caligine circonda l’isola che cercate da sette anni”. Trascorsa un’ora di nuovo li avvolse una grande luce e la nave si fermò sul lido. Scendendo dalla nave videro una terra meravigliosa e piena di alberi ricoperti di frutti come in autunno. E dopo aver percorso quella terra si avvidero che la notte non scendeva su di loro.

Mangiavano soltanto pomi e bevevano dalle sorgenti. E così per 40 giorni percorsero quella terra e non poterono trovarne i confini. Un giorno trovarono un grande fiume che scorreva verso il centro dell’isola. Allora San Brandano, rivolto ai suoi frati, disse: “Non possiamo oltrepassare questo fiume ed ignoriamo la vastità di questa terra”.

Mentre tra loro parlavano, desiderando di conoscere queste due cose, ecco che apparve un giovane, venendo loro incontro baciandoli con grande letizia, chiamando ciascuno col suo nome e dicendo: “Beati quelli che abitano nella tua casa e nei secoli dei secoli ti loderanno”. Dopo aver detto questo parlò a San Brandano: “Ecco la terra che hai cercato per molto tempo. Certo non l’hai potuta trovare immediatamente perché Dio ha voluto mostrarti diversi suoi segreti nel grande Oceano. Ritorna ora alla terra che ti ha visto nascere portando con te frutti e gemme di quest’isola fino a riempire la tua navicella. Si avvicina infatti la fine dei giorni della tua peregrinazione perché tu possa dormire coi tuoi padri. In verità dopo il corso di molti anni questa terra verrà conosciuta dai vostri successori quando sopravverrà la persecuzione dei Cristiani. Questo fiume che vedete divide quest’isola. Così come ora appare a voi matura di frutti, rimarrà per l’eternità senza alcuna ombra di morte. Perché Cristo è la sua luce“.

Per la versione completa della Navigazione di San Brandano, nella traduzione di Giuseppe Bonghi, cliccare su: http://www.classicitaliani.it/duecento/naviga02.pdf

E.A. – V.G.